Giovedì, 19 Ottobre 2017

Un capolavoro in viaggio - Presentazione a Firenze

DSC 0023p"Soltanto valorizzando gl'infiniti episodi d'arte che costellano le nostre terre si può davvero tutelare lo sterminato patrimonio del Paese. Valorizzandolo, appunto. Basta però che si dia la giusta interpretazione al verbo valorizzare. Che, prima di tutto, significa dare valore a una cosa che non l'ha mai avuto o restituirlo a un'altra che l'ha perso. Operazione che ovviamente presuppone l'esercizio di un'adeguata tutela e che della tutela medesima impone un seguito doveroso negli anni a venire. Tutela e valorizzazione tornano così a essere due vocaboli talmente indissolubili e perfino tra loro conformi nel significato da risultar quasi sinonimi".

In queste brevi righe tratte dal contributo del Direttore degli Uffizi Antonio Natali all'interno del libro Un capolavoro chiamato Italia è racchiuso il messaggio più profondo dell'opera pubblicata dalla Fondazione Hruby, presentata il 27 aprile agli Uffizi nella Sala di San Pier Scheraggio. Insieme al Direttore Natali sono intervenuti Carlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione Enzo Hruby, Marco Carminati, responsabile delle pagine d'arte della Domenica del Sole 24 Ore, e Armando Torno, editorialista del Sole 24Ore.
Molti i temi trattati nel corso della presentazione del volume, a partire dalla protezione e valorizzazione del patrimonio minore, di cui il Vice Presidente Carlo Hruby ha sottolineato l'importanza e la necessità. "Credo che la prima forma di protezione debba partire dalla conoscenza e dalla consapevolezza del nostro patrimonio, così straordinariamente diffuso sul territorio. Avere un'idea precisa del valore culturale, storico, sociale e anche economico dei nostri becop capolavoroni è indispensabile per poterli adeguatamente tutelare e valorizzare". Carlo Hruby ha inoltre sottolineato che le tecnologie di sicurezza e di videosorveglianza oggi permettono con costi contenuti di trovare una sintesi tra le esigenze di protezione e quelle di valorizzazione del patrimonio, rivendicando il primato della sicurezza come prima forma di tutela e presupposto indispensabile per tutte le altre attività legate ai beni culturali. Dunque l'importanza delle più moderne e avanzate tecnologia di sicurezza che consentono oggi di proteggere e di rendere fruibile il più grande tesoro del nostro Paese. Ma cosa succedeva fino a pochi decenni fa? Marco Carminati ha evidenziato i molti pericoli a cui erano sottoposti i beni culturali ieri più di oggi. "Molte delle opere d'arte più note sono sopravvissute a momenti di mancata tutela, un vuoto di sicurezza ha fatto rischiare di perderle". In una carrellata dei casi più eclatanti, Carminati ha dunque illustrato vari episodi accaduti nel corso dei secoli a cui sono fortunatamente sopravvissuti capolavori straordinari, come il David e la Pietà vaticana di Michelangelo e la Gioconda di Leonardo. I primi due presi a martellate, il terzo sottratto ai primi del Novecento dal Louvre. Questi tesori, insieme a migliaia di altri, pur in mezzo a tante turbolenze e senza alcuna protezione di tipo tecnologico a proteggerli sono arrivati fino a noi e ci fanno riflettere sul fatto che oggi è nostra responsabilità tramandarli alle generazioni che verranno traendo vantaggio dalle risorse straordinarie che la tecnologia offre per la loro sicurezza.

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